
Ore notturne
luce soffusa intorno
malinconia
nei miei pensieri vago
per trovare il tuo nome.
Piccola stella
d'eternità vestita
perla del cielo
in un colloquio muto
proteggi il mio segreto
![]()

Ore notturne
luce soffusa intorno
malinconia
nei miei pensieri vago
per trovare il tuo nome.
Piccola stella
d'eternità vestita
perla del cielo
in un colloquio muto
proteggi il mio segreto
![]()
Amplifica il silenzio
il fragore dei battiti
del mio cuore in tumulto
tra pensieri e ricordi
tra domande e paure
è un intreccio di fili
dall'impervio sbrogliare
non pretende certezze
solo un tocco d'amore
Ore dorate
Scendono sinuose
Verso la notte
Di complice impazienza
Si scrutano le mani
<

Non c'è bisogno
di parole
quando si ama
con il cuore
Non c'è bisogno
del sole e della luna
per illuminare il giorno
Mi basta
soltanto il tuo sorriso
-semplicemente-
E non c'è bisogno
di niente e di nessuno
se io e te
siamo qui
-riflessi-
negli occhi e dentro al petto
Mentre tutto sta iniziando
a un certo momento
cosi:
sempre
ancora e poi
con amore struggente
ebbene si
Ti voglio!
***
versi e grafica di Carolina Parrilla

Immagini sbiadite
d’una vita
scomposta in fotogrammi
a tratteggiare il tempo,
scorrono su lo schermo,
inizio della storia,
rimembranza cosciente,
al di là di quella soglia
non c’era sofferenza
e chissà
forse allora conobbi la felicità
poi bambina sempre troppo adulta,
perché la diversità fa crescere in fretta,
mi confidai coi fiori
del prato sotto casa
e con gli alberi, del perché
del mio solitario andare
e i passeretti in volo
furono compagnia
ai piedini di corsa
ansiosi di giocare
Ora mi chiedi il conto
di questa mia tristezza
fredda,
tagliente
che m’inonda il cuore?
Sorrido
È la mia vita
e non la puoi cambiare.
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Da "Caleidoscopio - L'inizio della storia"
Era dall’estate del 1976 che non mettevo più piede su quella spiaggia.
Approfitto della pausa pranzo e del fatto che la riunione pomeridiana avrebbe avuto inizio intorno alla 17, per fare una puntatina alla Baia d’Argento
Dal mio hotel al mare ci saranno circa cinque o sei chilometri che prendo a percorrere lentamente, cercando di ritrovare luoghi e atmosfere.
Era l’anno della mia maturità e i miei genitori per farmi trascorrere un periodo di riposo che servisse anche a tirarmi un po’ su dopo le fatiche scolastiche, affittarono un appartamentino a Terracina, di proprietà di un paesano di papà, che con la famiglia si era trasferito, per lavoro, sulla costa sud di Roma dove io, mio fratello e mamma, perché papà sarebbe stato trattenuto in città dal lavoro, avremmo trascorso le vacanze estive.
L’appartamento era uno dei quattro che costituivano una palazzina a due piani, situata lungo la litoranea che costeggia il mare, un po’ fuori il paese e, attraverso l’ampio giardino che la circondava, si poteva scendere direttamente in spiaggia, spiaggia che divenne il punto di ritrovo, soprattutto serale di un bel gruppetto di ragazzi fra cui i figli degli amici di papà che introdussero subito me e mio fratello nella combriccola che ci accolse con molta simpatia.
Mi guardo intorno ma quella strada che per tante volte avevo percorso in vespa aggrappata a Mauro non è più la stessa, perfettamente asfaltata con la segnaletica a tracciare le regole di guida non assomiglia certo a quella sconnessa di allora che dal basso portava su verso la Montagna Spaccata, meta di turisti e curiosi e di noi che più che alla Montagna Spaccata andavamo nella vicina pineta, durante le ore di sole più intenso prima di scendere a mare.
Sono spariti anche i prati che la fiancheggiavano al cui posto ora si innalzano muri di cinta di villette e villaggi che sembrano rinchiuderla in una antiestetica gabbia e che impediscono ormai anche la bellissima visione dall’alto del golfo, la Baia d’Argento, appunto.
La giornata calda di fine giugno mi permette di guidare tenendo il finestrino aperto ma non riesco più a sentire quel profumo di mare che allora mi impregnava pelle e capelli tanto che –sai di mare- mi diceva spesso Mauro in teneri momenti di intime sensazioni.
Anche giù a basso fatico a riconoscere i luoghi di allora, la lunga distesa di spiaggia libera ora è suddivisa in tranche di stabilimenti vari con file di cabine, casotti, chioschi che trovo quasi tutti chiusi dato che non si è ancora in –stagione- .
Ne vedo, finalmente, uno funzionante quasi accanto alla palazzina che mi vide sua ospite e decido di parcheggiare per prendere un caffè ma con l’intento di riuscire a sapere qualcosa sulle persone di allora.
Infatti col passar degli anni i rapporti col paesano di papà e la sua famiglia si sono diradati alquanto fino a che, dopo aver saputo della morte di lui non avemmo più contatti.
-La signora non abita più qui –mi dice il barista – si è trasferita dalla figlia a Gaeta e gli altri due, credo, siano al nord per lavoro. Qui – prosegue – è rimasto solo il signor Tusco con la famiglia perché ha preso in gestione lo stabilimento accanto a questo.-
E con la mano indica quello più adiacente al chiosco.
Il signor Tusco, un balzo al cuore, Mauro.
Mauro… è la prima cosa che mi viene in mente quando mi comunicano che l’incontro aziendale quest’anno si sarebbe dovuto tenere a Terracina.
Mauro era il figlio ventenne della sorella della moglie del paesano di papà, proprietaria di uno degli appartamenti della palazzina dove si trasferiva, coi quattro figli, per tutta la durata dell’estate.
Lo conobbi durante la mia prima domenica a Terracina quando si decise di andare al cinema:
-Viene anche mio cugino – dice Lidia mentre stiamo uscendo di casa – anzi andremo con la sua macchina –
Sapevo dell’esistenza di questo cugino, un po’ scavezzacollo a detta degli zii ma, fino a quel momento, non avevo avuto modo di conoscerlo poiché spesso, “era costretto” diceva lui a rimanere ad aiutare il padre in negozio.
Di quel film non riuscii a sentire una parola ma di parole ne sentii molte da Mauro che sedutosi accanto a me, incurante delle occhiate e degli sssssss dei vicini, meno male che il cinema era mezzo vuoto, continuava a parlare, parlare, ragguagliandomi su i suoi attori preferiti, su cosa avrebbe voluto fare “da grande” sulle auto da corsa, una delle sue passioni, ricordo che la cosa non mi dispiacque affatto, anzi, scoprii quanto si potesse star bene accanto ad un ragazzo.
Una sensazione che non avevo mai provato, un senso di felicità d’anima che mi portava a sorridere per un nonnulla e ad avere voglia di cantare.
Esco dal bar, percorro il viottolo accanto alla palazzina, mi sfilo i sandali e scendo in spiaggia.
Il sole è ancora alto ma il suo calore non è irresistibile, comincio a camminare lungo la riva lasciando che l’acqua mi sfiori i piedi. Sono sola e istintivamente mi dirigo verso lo stabilimento che il barista mi aveva indicato essere quello di Mauro.
Poi, in preda ad un senso di fastidiosa insicurezza mi fermo e
mi siedo sulla chiglia di una barca tirata in secca sulla riva.
Ad un tratto le note di una vecchia canzone cominciano a diffondersi nell’aria….
…..m’innamorai
Del tuo viso che piangeva
Chissà quando chissà come
M’innamorai
Dei tuoi occhi tra lo zucchero filato….
Eravamo soliti rimanere sulla spiaggia fin quasi a ridosso dell’alba, spesso qualcuno portava una chitarra e trascorrevamo ore ad improvvisare canzoni o ad intonare i motivi più in voga in quel momento.
Con la chitarra se la cavava bene Mauro, era la voce che lasciava molto a desiderare ma quella notte Mi innamorai gli venne benissimo.
Era appena uscito il nuovo album del Giardino dei Semplici un complesso sentimental/pop da poco salito alla ribalta musicale ma che aveva incontrato subito il favore dei ragazzi soprattutto con quella canzone.
-Era per te- mi sussurrò, mi prese per mano e cominciammo a camminare lungo la riva del mare… quel mare… come io avevo fatto poco prima, c’era una barca tirata in secca sulla riva e ci sedemmo sulla chiglia come io avevo fatto poco prima, poi scivolammo giù e la rena ci accolse e la barca ci protesse da sguardi indiscreti e lo sciabordare delle onde fece da dolce sottofondo al nostro amore.
Promettemmo di scriverci, di rivederci, di sentirci, Mauro venne anche a trovarmi a Roma un paio di volte ma poi il prosieguo della vita fece il resto, quel te n’eri andata con l’estate troppo in fretta fu davvero premonitore.
E quelle note che continuano a diffondersi nell’aria come un segno del destino, una coincidenza beffarda e allo stesso tempo dolcissima, mi volto, provengono proprio dallo stabilimento di Mauro, ci sono degli operai che stanno eseguendo dei lavori, forse ristrutturazioni per la prossima stagione estiva, forse stanno provando dei microfoni, ecco spiegata la musica ad alto volume, forse anche Mauro starà ascoltando in quel momento….
Mi alzo e riprendo lentamente a camminare.
Rivederlo.
Rivederlo?
Chissà potrebbe anche essere uno di quegli uomini che si vedono muovere avanti e indietro lungo la terrazza , chissà come il tempo lo avrà cambiato ma ciò che mi rende lenti i passi non è il timore della delusione dovuta ai cambiamenti fisici ma la paura che dalla sua espressione possa cogliere indifferenza, quell’indifferenza che mi farebbe capire che non ho lasciato alcuna traccia in lui cosa che finirebbe per offuscare in me la dolcezza del suo ricordo.
Per un momento mi ritrovo sulla rena col mare che culla il nostro amore.
E se…..
<
Silenziose e discrete
scivolano,
aggrappate a la pioggia
che, ignara,
m’accarezza il volto
e protegge
il tormento che m’invade
Celate dalle lacrime
del cielo
non temono paure
e incomprensioni
se salvifiche m’estirpano
il segreto
dei graffi lancinanti il cuore
Urlano, mute, il mio disperato
Amore
dietro la maschera dell’ineluttabile
momento
che si trascina il giorno
e il giorno
in un contrasto all’Ordine sfuggito.
xxxxxxxxxxx
Una mia personale interpretazione
del finale del film "I ponti di Madison country"

Nel nuovo d'alba
come corolle al sole
s'aprono i sogni
![]()

Non basta il sale delle lacrime
A corrodere il ferro della gabbia
Che la sorte,
Ad estrazione,
M’ha costruito addosso
Possibili voli verso il cielo
Col cuore in tumulto
Oltre gli alti muri
Confini designati dall’eterno,
mi mostrano il colore della libertà
![]()
Senza fronzoli
Né appendicoli
A respirar sul mare
O nel mezzo d’un bosco rigoglioso
Tra selvatici anemoni
E chiome d’alberi a carezzare il cielo
Senza strettoie d’anima
O paure
A volare oltre i tetti
E l’asfalto intriso d’ombre
Che s’accostano e non si riconoscono
Tanto gli occhi son presi dalla fretta
Senza arruffati dubbi
E lacci ai denti
A sorridere al cuore
Ed al creato
Che fiero di spianare degli affanni le rughe
Si dona a noi in tutto il suo splendore
(Pensiero poetico)
E’ Bello ritrovarmi nei tuoi occhi,Papà!
La luce della Vita,illumina quel sano orgoglio
che mi fa scrivere di Te.
Ti contemplo abbandonato nella poltrona
con le mani giunte in atto di preghiera
e dal profondo del cuore commossa
ti ringrazio per gli insegnamenti
e per l’esempio di vita che mi hai donato.
Avverto intorno a me
il profumo dei fiori di campo
che a Fonte Bianca fioriscono
sotto forma di fiaba.
La tua voce preoccupata
mi rintrona nelle orecchie
quando mi impediva
di arrampicarmi sugli alberi di carrubo
dove mi rifugiavo per sprofondarmi
nella lettura delle storie fantastiche.
E’ Bello ritrovarmi nei tuoi occhi,Papà!
Vi leggo sempre”Alta Dignità”
che il maligno morbo di Alzheimer
non è stato capace di distruggere.
Svigorito il tuo fisico cerca refrigerio celeste:
ma il mio egoismo gli impedisce di andare.
Raccontami ancora Papà, delle fate alate,
degli gnomi che abitano il mondo incantato
e di Gesù Bambino che mi vuole bene.
No, Papà, non sono cresciuta!
La tua bambina vive ancora nell’infanzia
saltella tuttora sui sassi del viale dei pini
e viaggia con la mente nei cieli incantati dei sogni.
Ogni uomo è inganno m’insegnavi
leggendo il Libro della Vita
e con voce grave continuavi:
"Maledetto l’uomo che confida nell’uomo
benedetto l’uomo che confida in Dio".
E’ vero, Papà! Dio solo è Verità.
© Eleonora Ruffo Giordani
28/05/09
Dimmi del mare
che sfiora con l'onde
del nuovo giorno
l'innocente bagliore.
Dimmi
che posso chiamare speranza quel bagliore!
Diana

Ricardo Asensio Gomez -Olio su tela-(dal web)
Oro
d’un campo coltivato a grano
senza vento a muovere le spighe
Perla
dell’ azzurrata vastità del mare
se l’onda è ferma e il sole l’accarezza
Fuoco
Dell’infiammata ultima difesa
dell’orizzonte che cede alla notte
E poi il chiarore dolce
del notturno astro
in un momento di simbiosi antica
quando lo cerco
per lenir l’angoscia
E la speranza che m’attraversa il cuore
nell’incanto del pensiero di te
stretto in un infinito respiro interiore
fuori dal tempo
che non ti lascia andare.
Diana

Acrilico su tela (dal web)
Sul blog La Mente e il Cuore è stato proposto per la sezione “Ispirazione d’Autore” di scrivere sul – presente –
Come spunto è stato dato il seguente brano di Paolo Coelho preso dal libro L’Alchimista.
Io non vivo
nè nel mio passato nè nel mio futuro.
Possiedo soltanto il presente
ed è il presente che mi interessa.
Se riuscirai a vivere
sempre nel presente
sarai un uomo felice.
Che cos’è il presente?
Per rispondere ad una simile domanda si potrebbero scrivere trattati o restare senza parole, tanto complesso è l’argomento.
Il presente non è, perché quando ne prendiamo coscienza l’attimo è già sfumato.
Stamattina, passando per il parco per raggiungere la stazione della metropolitana, ho incrociato il leggiadro volo di una farfalla, è stato un attimo di emozione, indescrivibile perché non ci sono parole capaci di tradurre in esterno ciò che si prova interiormente però quando me ne sono resa conto, l’attimo era già passato, la farfalla era scomparsa alla mia vista e il tutto si era fatto ricordo, ho vissuto quell’emozione nel ricordo.
Allora il presente non è altro che un ricordo dell’attimo che viviamo?
Pare banale, ovvio ma non lo è.
Se provassimo a fermare la mente, a non richiamare i ricordi, ci accorgeremmo della bellezza o del dolore o della sofferenza o delle angosce del nostro vivere?
Vivere il presente allora vorrebbe dire: passa l’attimo e lascialo andare senza coinvolgerti di nuovo nell’evento che esso ha segnato?
Forse a riuscirci sarebbe l’unico modo per non soffrire poiché comunque il ricordo è una sofferenza sia se richiama un qualcosa di triste e luttuoso come se riporta nel presente un qualcosa di piacevole che però è andato e non si potrà mai più riavere indietro.
Possediamo il presente ma non viviamo il presente a patto di incatenare il pensiero e lasciarci tutto scivolare addosso come se, una volta che abbiamo attraversato l’evento, non ci appartenesse più.
E allora?
E allora niente, si continueranno a richiamare gli attimi così come abbiamo fatto finora con tutte le malinconia, i rimpianti, le sofferenze e, perché no, le gioie che essi, nel ricordo ci procureranno.
E poi c’è l’attimo della speranza, quello che chiamiamo futuro, quello della progettazione e dell’attesa, quello che ci spinge su per la salita e ci dà la forza quando sembra che non ce la facciamo più e rischiamo di precipitare in basso ma anch’esso nel momento in cui sfiora la nostra mente diventa ricordo, ricordo di un qualcosa di immaginato, di sognato, di virtualmente vissuto e raramente si ripresenterà con le caratteristiche che gli abbiamo attribuito nell’immaginazione.
Il pensiero crea, si dice o forse è un raggiungere la nostra mente e il nostro spirito da parte di impulsi provenienti dalla notte dei tempi o dal caos ordinato, o dal Tutto, insomma, che governa le nostre esistenze, il presente è l’attimo in cui tali scintille che chiamiamo immaginazione, toccano la nostra mente per saltare poi nel libro dei ricordi.
Ecco forse i libri, la Storia, sono le testimonianze concrete di quello che possiamo chiamare passato, la scrittura è la traccia concreta del vissuto di questa nostra Terra e di noi con lei e che non possiamo ignorare.
L’argomento è complesso e, credo, di averlo appena sfiorato.
Diana
xxxxxxxxxxxxxxx
Da La Mente e il Cuore
grazie!


Ti guardo !
E vedo nascere il sole
in tal modo cresci dentro me
simile a un mare che trabocca
verso il cielo in una abbraccio d'oro
Cosi ti contemplo
nel riverbero tenero
della prima luce
E tutta la letizia del mondo
sta racchiusa
in quel tremulo biondeggiare
dove si affaccia il tuo viso
sfumato dalla schiuma
Vedi le mie mani?
Non stringono più
petali di dolore
Nè fumo di ore
vanamente consumate
dietro ai vetri aspettando
isole d'aurora sorgere
all'improvviso dai fiori dell'ombra
in giostre incessanti di colori fugaci
Il vento ti ha portato
come un onda verso me
per lagarmi al tuo intimore respiro
e vivere l'inizio del mio giorno
carico di ogni bellezza
in questa primavera del cuore
Ti guardo !
Mentre l'alba bussa
alla porta di quei sogni
lungamente accarezzati
e all'improvviso mi dimentico
del buio e del silenzio
immersa :
in questo spazio senza tempo
[solo mio e solo tuo]
Quando cancello
ricordi da ogni vita vissuta
fino ad adesso
Prima che tu fossi
-corpo e forma-
oltre la mia stessa carne
disvelato
attimo d'eterno
***
Versi e grafica di Carolina Parrilla

Un poro cagnolino abbandonato
Giranno pe’ le strade der rione
Sente sortì dar mezzo de ’n cartone
Er verzo de ’n lamento disperato
S’accosta e vede ‘n micio storcinato
Tutt’ossa e pelo rado a penzolone
Co l’occhi gialli peggio de ’n limone
Che pare dije –te prego sò malato-
Frena l’istinto er cane sur momento
Sgrulla dar micio ‘n po’ de porcheria
E struscia er muso a faje ‘n complimento
- Ciai avuto la stessa sorte mia -
Er core umano t’ha mollato er conto
Vabbè, sto qua, te faccio compagnia -
Diana
xxxxxxxxx

Lavoro primo classificato
nel Concorso di Poesia
"Sinfonia Dialettale"

indetto
dall'Sssociazione Culturale
"Il Faro"

La poesia è presente
in questa Antologia

E qui
un regalo fatto a me
e al sonetto vincitore
dalla poetessa
Dani Moreschini
http://www.associazione-ilfaro.org/audiopoesie/ermicio.mp3

La mia voce si rompe
come i cocci della vita
senza te.
Sospiro, lamento accorato
urla disperate nel silenzio.
E ti parlo nelle notti di tempesta
tra i flutti che s’infrangono
sulle erte scogliere della mente
Poi grido il tuo nome
al vento
che profuma d’angoscia
e lo trascina
tra gli uragani infiniti
che scuotono
l’antica quercia
mentre il dolore
s’inerpica
sull’umida corteccia
della mia solitudine
Muore la notte…
L’aurora risveglia
un freddo mattino
che nasce
nel volgere infinito
di un rimpianto
e danza leggero
sul freddo selciato
intrecciando
raggi di malinconia
e poi scompare
nel mare profondo
delle tue lacrime.

Ti dono i miei pensieri, Diventerai poi raggio di sole
perché un giorno
possa leggere il mio nome
nei segreti meandri
del tuo cuore
e approdare felice
su spiagge incantate
cullata dal canto
della risacca
per me
erta scogliera
sulla cui roccia
s’infrange
ogni tempesta
che illumina l’aurora
poi l’alba
il tramonto
il nadir e lo zenit
l’inizio e la fine
il vento
e la tempesta
e poi la vita
il sereno…
ritornerai a sognare
adorata
ogni giorno
come dea immortale…
per scrivere
con te
la melodia
immortale
dell’amore…

Oh, se tu fossi qui
Ad avvolgere il mio tormento
Con le tue braccia di sogno!
Camminerei spavalda
Su le punte dei sassi de la vita
e non sentirei il male dei graffi
e delle fitte penetranti l’anima
a lancinare ogni pensiero
quando ti chiamo col soffio del vento,
incurante del carro del tempo
che mi trasporta altrove.
Oh, se fossi qui
M’inebrierei
Del tuo odore di spighetta
E sul cavallo alato
M’inoltrerei nell’azzurrità d’eterno
A traversare i sentieri del cielo
In un respiro libero da lacci di tristezza.
Mi specchierei nel raggio della luna
A vestirne lo splendore
E mi vedresti, allora
Dal cavo buio volare con l’ali dell’amore.
![]()

Salgono i miei pensieri
verso l'azzurro
e manca la sfumatura del colore
nel tempo che procede
in bilico perenne tra un prima e un poi
-amorfo corteo-
in fuga lungo quel vortice d'aria
quando si chiudono gli occhi
al confine del silenzio...
E non c'è cielo o mare
che possa contenere
la grandezza di una sensazione
nell'attimo stesso in cui va a elevarsi
-lassù -
nell'indistinto flusso delle cose
a farsi romita nuvola
di sogni già divenuti polvere
al bacio del primo sole
***
Versi e grafica di Carolina Parrilla


Bello come la speranza
quando bambina
vestita d'ingenuità
e di stupore
si librava
a riflettere i raggi del sole
e mi apriva un mondo
d'incanto,
bello come l'attesa
quando novella
in sosta nel tempo
si estasiava
tra gioiosi cristalli dorati
e fantasie di storie non vissute
e percorrevo un cielo
senza nuvole,
bello come l’amore
quando attimo
inondato d’infinito
s’illuminava
di te già nel mio cuore
solo un pensiero ancora
pura sorgente d’anima
senza saper d’inganni
Il mio sogno bellissimo
guida e soffio di vita.

S'allegra il cuore
con profumi e colori
di primavera
Tripudio del creato
a donarci bellezza
Due mani legate
dal filo della complicità
di pensieri e sentimenti
in un muto comprendersi
anche senza parole,
due occhi ravvivati
dal dono della sincerità
di sguardi e confidenze
in un sottinteso accettarsi
oltre e malgrado tutto,
due corpi attraversati
dalla luce della spiritualità
di conferme e intendimenti
in un continuo esserci
d’integrità di tracce,
due anime elevate
dal mistero della divinità
di destino e di scelta
in uno scambio d’affetto
a sostenersi in cammino
Amicizia
è dare vita e fondatezza
alle parole ti voglio bene.
![]()

Com'è pallida l'alba
appena sorta
a illuminare
il silenzio del mondo
Ha un profilo di marmo
disteso fra il risveglio ed il sonno
li dove solo il colore del nulla
vendemmia la vastità del cielo
Oggi tace perfino il rumore
quando la bianca bandiera
sventola il suo muto messaggio
Pace e libertà
per chi ancora oppresso
piange i propri morti
sotto a un tumulo di terra
Pace e libertà
a chi più non tornerà
ed ora è solo cenere
dispersa nell'aria
Pace e libertà
sussurra pure l'erba
per tutti quegli uomini caduti
in nome d'un utopico ideale
Il vento culla il loro sonno
con le sue nenie antiche
il tempo ne veglia
di stagione in stagione
il dolce ricordo
nel cuore di chi resta
Cosi nessuno mai dimenticherà
oltre gli anni negli anni
quei visi inanimati
senza epoca nè storia
Adesso sereni dormono
avvolti nel nero
del buio profondo
***
Versi e grafica di Carolina Parrilla

Forse perchè la notte è il mio elemento
forse perchè la notte è la mia ispirazione
forse perchè è la mia confusione
è la mia solitudine e la mia ostinazione
forse perchè la notte è la mia coperta di stelle
è la mia voce nel solenzio
è la mia tintarella di luna....
Forse perchè la notte è il tuo sapore
forse perchè la notte è il tuo respiro
forse perchè è la tua ribellione
la tua sicurezza e la tua esitazione
forse perchè la notte è il tuo colloquio con l'eterno
è la tua decisione improvvisa
è la tua liberazione nel volare
Forse perchè la notte è il nostro tuffo
forse perchè la notte è la nostra corsa
forse perchè è il nostro amore
è il tuo cercarni è il mio volerti
forse perchè la notte è il fonderci e confondere la vita
è la nostra magia di pelle e anima
è la nostra fiamma tra le mani
Forse perchè la notte siamo noi
a che serve il domani...


Gocce di vita
bisbigliano nell'aria
storie infinite
Di perle e di lacrime
splende la via del cielo.
![]()
